Iva nefasta
Il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli, ieri ha lanciato un appello perché il governo non aumenti al 23 per cento l’aliquota ordinaria dell’Iva, da settembre, come originariamente stabilito nel decreto salva Italia approvato dal governo Monti. Il tributo costituirebbe una nuova mazzata sui consumi e susciterebbe una nuova ondata di inflazione.
18 AGO 20

Il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli, ieri ha lanciato un appello perché il governo non aumenti al 23 per cento l’aliquota ordinaria dell’Iva, da settembre, come originariamente stabilito nel decreto salva Italia approvato dal governo Monti.
Il tributo costituirebbe una nuova mazzata sui consumi e susciterebbe una nuova ondata di inflazione. Il governo già da qualche mese si era reso conto che, data la recessione in atto, l’aumento di altri 2 punti dell’Iva sarebbe molto pericoloso e ha varato la spending review per razionalizzare la spesa della Pubblica amministrazione con il compito di reperire 4 miliardi di euro quest’anno e 14 l’anno prossimo per evitare questo rincaro e mantenere gli impegni stabiliti di riequilibrio del bilancio.
Il tributo costituirebbe una nuova mazzata sui consumi e susciterebbe una nuova ondata di inflazione. Il governo già da qualche mese si era reso conto che, data la recessione in atto, l’aumento di altri 2 punti dell’Iva sarebbe molto pericoloso e ha varato la spending review per razionalizzare la spesa della Pubblica amministrazione con il compito di reperire 4 miliardi di euro quest’anno e 14 l’anno prossimo per evitare questo rincaro e mantenere gli impegni stabiliti di riequilibrio del bilancio.
Nella manovra del 2011 di Giulio Tremonti, per l’autunno 2012, lo strumento per raggiungere il pareggio del bilancio nel 2013 era costituito dalla riduzione delle cosidette spese fiscali, ossia delle agevolazioni tributarie, che ammontano ad alcune centinaia di miliardi di euro. La sostituzione del taglio degli abbuoni fiscali con l’incremento dell’Iva era stato stabilito con l’obiettivo di tutelare le detrazioni per fini sociali e di accrescere la competitività della nostra economia, mediante l’aumento della tassazione indiretta sui beni importati e l’esonero da esso per quelli esportati.
Ma un conto è l’incremento di un punto dal 20 al 21 per cento, già attuato, e un altro conto quello complessivo di tre, con l’aliquota al 23 per cento. Il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, ritiene che la revisione della spesa possa essere sufficiente per scongiurare la manovra d’autunno sull’Iva che, a suo avviso, avrebbe effetti negativi sull’economia. Questa operazione è naturalmente preferibile alla riduzione delle agevolazioni fiscali che, anche se ben fatta, è pur sempre un intervento che accresce la pressione fiscale.
Ma un conto è l’incremento di un punto dal 20 al 21 per cento, già attuato, e un altro conto quello complessivo di tre, con l’aliquota al 23 per cento. Il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, ritiene che la revisione della spesa possa essere sufficiente per scongiurare la manovra d’autunno sull’Iva che, a suo avviso, avrebbe effetti negativi sull’economia. Questa operazione è naturalmente preferibile alla riduzione delle agevolazioni fiscali che, anche se ben fatta, è pur sempre un intervento che accresce la pressione fiscale.
Germania e Paesi Bassi applicano l’Iva al 19 per cento, la Francia adotta il 19,6 e la Spagna è ancora al 18 e progetta un aumento di due punti, livello cui si trova l’Austria e, fuori dall’Eurozona, il Regno Unito.
L’Iva al 23 per cento accrescerebbe la spinta all’evasione che in Italia è particolarmente elevata anche a causa del frazionamento del sistema distributivo.
L’Iva al 23 per cento accrescerebbe la spinta all’evasione che in Italia è particolarmente elevata anche a causa del frazionamento del sistema distributivo.